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14 settembre
Esaltazione della Santa Croce
 
 

BIOGRAFIA
La croce, già segno del più terribile fra i supplizi, è per il cristiano l'albero della vita, il talamo, il trono, l'altare della nuova alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la chiesa. La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria. Nella tradizione dei Padri la croce è il segno del Figlio dell'uomo che comparirà alla fine dei tempi. La festa dell'esaltazione della croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane, costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo.

MARTIROLOGIO
Esaltazione della Santa Croce, quando l'Imperatore Eraclio, vinto il Re Cosroa, la riportò dalla Persia in Gerusalemme.

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Primi Vespri dell’Esaltazione della Santa Croce     e Rito della “Nivola

Omelia                                                                          

Milano-Duomo, 11 settembre 2004

 

 

 

        Un oceano di dolore nella carne lacerata di Cristo

 

 

Carissimi,

il Santo Chiodo, che ora è presentato alla nostra amorosa venerazione, ci rimanda a Cristo, a Cristo nel mistero della sua passione e della sua morte.

E’ grande il mistero del Figlio di Dio che si fa uomo, ma è, in un certo senso, ancora più grande il mistero del Figlio di Dio che si fa uomo sofferente e morente per noi sulla croce. Sì, per noi la Croce è la sorgente unica della salvezza: della salvezza di ciascuno di noi, di tutti gli uomini.

Ma, carissimi, il Santo Chiodo non rimanda soltanto al dolore di Cristo. Rimanda anche a questo oceano di dolore, che invade e travolge il mondo. In realtà, nella sofferenza di Cristo si compendiano - per così dire - tutte quante le sofferenze della terra: le nostre sofferenze personali, le sofferenze delle nostre famiglie, le sofferenze dei popoli, le sofferenze dell’umanità intera; la sofferenza in tutte le sue diverse forme, da quelle più quotidiane a quelle più sconvolgenti e angoscianti, come sono, in particolare, le sofferenze di questi anni che stiamo vivendo: quelle della ingiustizia, della violenza, della guerra, del terrorismo. Sofferenze, queste, che sembrano non tramontare, ma, al contrario, diventare sempre più acute e sempre più laceranti. Possiamo ben dire, proprio alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni ed oggi - nel terzo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle di New York -, che le sofferenze del mondo davvero - sì davvero! - sono compendiate nella carne lacerata, umiliata, insanguinata e crocifissa di Cristo Signore.

Carissimi, questo oceano quasi infinito di dolore presente nel mondo non costituisce forse una sfida alla nostra fede? Sì, una sfida a noi che crediamo. Difatti diventa così spontaneo e insopprimibile l’interrogativo: ma Dio, Dio c’è? Dio interviene? Dio, con la sua infinita potenza, non rimane forse assente, lontano, passivo, indifferente, estraneo a tanto dolore del mondo? Dio, Dio c’è?

In questo grido, che si accende inevitabilmente nel cuore di tutti e in maniera particolare nel nostro cuore di credenti, non risuona forse la eco di un altro grido, quello che, in un certo senso, ha lacerato il cuore stesso di Gesù sulla croce, quando ha detto: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” (Matteo 27, 46)?

Il Signore ha gridato sì, ma è rimasto sulla croce! Liberamente ha voluto rimanere sulla croce per soffrire, per portare al vertice queste sue sofferenze sino a morire per amore dell’umanità, per tutta l’umanità: per i buoni e per i cattivi, per i giusti e gli ingiusti, per le vittime e per i loro oppressori. Sì, è morto per tutti!

E allora lasciamoci pure prendere, soprattutto in questi giorni, dall’angoscia e dall’indignazione; partecipiamo pure alle manifestazioni di solidarietà e di richiesta di liberazione per i sequestrati e per gli oppressi.

Ma noi, come credenti, abbiamo un compito tutto “nostro”, originale, insostituibile, estremamente necessario: il compito  di pregare! Sì, carissimi, preghiamo, preghiamo di più, preghiamo con più fiducia, preghiamo con più insistenza. La preghiera è una forza debole, debolissima forse, ma in realtà è la forza veramente efficace, quella che ci viene dal Signore Gesù.

Lui sulla croce ha concluso la sua vita nella preghiera. Per questo, tutti quanti, con grande umiltà e con una fiducia ancora più grande, ci rivolgiamo a Lui, a Cristo, e gli diciamo:

 O Cristo, o Cristo crocifisso, abbi pietà, abbi pietà di ciascuno di noi, pietà di tutti, pietà del mondo intero.

O Cristo, o Cristo crocifisso, prega tu il Padre, il Padre ricco di misericordia, perché non si stanchi mai di riversare nel cuore degli uomini, nel cuore di tutti gli uomini, il dono consolante e corroborante della misericordia.

Fa’ che, ricevendo questo dono, ci sentiamo tutti fortemente sollecitati perché la nostra vita, sempre ma soprattutto in questi giorni, sappia rinnovarsi con gesti semplici, concreti, quotidiani: i gesti della giustizia, i gesti dell’amore.

Amen.

                                                                        Card. Dionigi  Tettamanzi

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DAGLI SCRITTI...
Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo
La croce é gloria ed esaltazione di Cristo

Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed é ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. E' tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto é il più prezioso di tutti i beni. E' in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa é il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.
E' dunque la croce una risorsa veramente stupenda e imareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne é il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. E' preziosa poi la croce perché é insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce é diventata la salvezza comune di tutto l'universo. La croce é gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce é il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, é la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce é la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo é stato glorificato e anche Dio é stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32). E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancor: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce é gloria ed esaltazione di Cristo.(Disc. 10 sull'Esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023)

(scheda preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

 

Il Cristianesimo ha nella Croce il suo simbolo principale. Dovunque il Vangelo ha posto radici, la Croce sta ad indicare la presenza dei cristiani. Nelle chiese e nelle case, negli ospedali, nelle scuole, nei cimiteri la Croce è diventata il segno per eccellenza di una cultura che attinge dal messaggio di Cristo verità e libertà, fiducia e speranza.

Nel processo di secolarizzazione, che contraddistingue gran parte del mondo contemporaneo, è quanto mai importante che i credenti fissino lo sguardo su questo segno centrale della Rivelazione e ne colgano il significato originario e autentico.

Anche oggi, alla scuola degli antichi Padri, la Chiesa presenta al mondo la Croce quale "albero della vita", dal quale si può cogliere il senso ultimo e pieno di ogni singola esistenza e dell’intera storia umana.

Da quando Gesù ne ha fatto lo strumento della salvezza universale, la Croce non è più sinonimo di maledizione ma, al contrario, di benedizione. All’uomo tormentato dal dubbio e dal peccato, essa rivela che "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). In una parola, la Croce è il supremo simbolo dell’amore.

Da un Angelus di Giovanni Paolo II

 

Ma come vede un “non credente” il sacrificio di Cristo sulla Croce?

Il  filosofo Massimo Cacciari:

                               

Per me, è evidente che il sacrificio di Cristo è il grande simbolo del venir meno di ogni sacralità nella violenza. Dopo la Croce, nessuna violenza è più giustificata, ma ciò non significa che non continui il Male e che non continui, appunto, una ingiustificata violenza. Il grande valore della Croce sta proprio nel delegittimare ogni pretesa da parte della violenza, di essere giusta. Tutta la nostra civiltà occidentale si basa su quel segno di contraddizione, che è appunto la morte di Dio e la sua gloria, il suo trionfo. E quindi, certo, tutta la nostra civiltà, tutto il nostro pensiero si regge su questa contraddizione. Però, appunto, ripeto, sarebbe del tutto fuorviante, del tutto sbagliato ritenere che quel simbolo metta fine al Male. Mette fine ad ogni giustificazione del Male, cioè ci rende completamente colpevoli laddove noi operiamo in modo violento, laddove noi facciamo del Male.

 

D. – Quindi, chiedersi dov’è Dio di fronte agli orrori del terrorismo è una domanda sbagliata?

 

R. – Certamente sì. Da un punto di vista teologico-filosofico, è una domanda perfettamente senza senso, perché – appunto – Dio ci ha rivelato con il sacrificio del Figlio che il nostro essere violenti non può avere alcuna giustificazione e che nessuna violenza può salvare, nessuna violenza può redimere. Quindi, ha del tutto ‘massacrato’ i fondamenti di legittimità e di giustificazione di coloro che operano violentemente nella storia, con la pretesa di instaurare in questo secolo il Regno della pace, il Regno di Dio, eccetera ... Ma, insomma, basta leggere l’Apocalisse, no? La Gerusalemme celeste scende dal cielo e sono nuovi cieli e nuove terre ...

 

D. – La Croce è icona di speranza; per chi non crede, rimane un simbolo incomprensibile, irrazionale?

R. – No, assolutamente. E’ del tutto chiaro, mi pare, che soltanto attraverso quel simbolo, in quel simbolo, io posso capire – capire! – che sono del tutto colpevole del mio fare il Male. E posso capire anche da non credente che non ce la farò mai da solo a guarire, a salvarmi da questa radicale colpevolezza!