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Audace perchè vedeva l'invisibile
 
 
«Audace perché vedeva l’invisibile»
10 aprile 2005

Con la morte di Papa Giovanni Paolo II non si è certo spenta la sua grande luce. La Provvidenza aveva riservato grandi compiti a questo Papa che, fra i successori di San Pietro, è quello che -– dopo Pio IX – ha avuto il pontificato più lungo.
La voce che il giorno di Pasqua voleva farsi sentire ma non risuonò, ora tace definitivamente, il suo messaggio però resta più eloquente che mai.
Con la forza e la serenità che lo contraddistinguevano, Giovanni Paolo II ci ha insegnato specialmente nelle ultime settimane di malattia che la vita è un dono che va vissuto fino in fondo, accettando quanto Dio dispone e sopportando anche le sofferenze, a volte non piccole, quale via per unirsi alla Croce di Cristo. Proprio in quei giorni mi ha impressionato il fatto che egli non avesse per nulla paura della morte. Per lui la morte era come passare attraverso la porta che conduce all’incontro con Dio. Nonostante la sofferenza causatagli dai suoi gravi problemi di salute, attendeva la morte con serenità.
La fiducia in Dio e nella Madonna da parte di questo Papa era incrollabile. Nelle note testamentarie vergate il 1° marzo 1980 scriveva: «Desidero ancora una volta totalmente affidarmi alla grazia del Signore. Egli stesso deciderà quando e come devo finire la mia vita terrena e il ministero pastorale. Nella vita e nella morte Totus Tuus mediante l’Immacolata. Accettando già ora questa morte, spero che il Cristo mi dia la grazia per l’ultimo passaggio, cioè la (mia) Pasqua».


Il sentimento più intenso che in questi giorni è scaturito dal cuore di innumerevoli persone è quello della gratitudine. E abbiamo davvero tanti motivi per rendere grazie a Dio: per il bene che questo Papa ha seminato, per la testimonianza che ci ha lasciato, per quanto ci ha fatto vivere nel corso di questi 26 anni e mezzo di pontificato. Giovanni Paolo II è stato un autentico dono alla Chiesa e all’umanità.
Ciò che mi colpiva di più, nei lunghi anni in cui ho avuto la gioia e il privilegio di lavorare accanto a lui ed anche di accompagnarlo in molti suoi viaggi pastorali, è l’intensità della sua preghiera, manifestazione di una profonda e vissuta comunione con Dio. Questo 263° successore di Pietro, questo Pastore profondamente umano, questo leader che trascinava la gioventù, era anzitutto un uomo di preghiera. Impressionava il modo in cui egli si abbandonava alla preghiera: si notava in lui un trasporto che gli era connaturale e che lo assorbiva come se non avesse problemi e impegni più urgenti. Il suo atteggiamento ci appariva raccolto e, in pari tempo, naturale e sciolto: testimonianza, questa, di una comunione con Dio intensamente radicata nel proprio animo; espressione di una preghiera convinta, gustata, vissuta.
Commuoveva la facilità, la spontaneità, la prontezza con le quali egli passava dal contatto umano anche con le folle al raccoglimento del colloquio più intimo con Dio. Quando era raccolto in preghiera, ciò che succedeva attorno a lui sembrava non toccarlo e non riguardarlo. E si preparava ai vari incontri, che si sarebbero susseguiti in giornata o nella settimana, pregando. Prima di ogni decisione importante, Giovanni Paolo II vi pregava sopra a lungo. Più importante era la decisione, più prolungata era la preghiera.


Nella sua vita vi era un’ammirevole sintesi fra preghiera e azione. La sorgente della fecondità del suo agire stava sempre nella preghiera. Egli era convinto che il suo primo servizio alla Chiesa e all’umanità fosse pregare. E l’ha anche detto, al Santuario della Mentorella appena qualche giorno dopo l’elezione (il 30 ottobre 1978): «Il primo compito del Papa verso la Chiesa e verso il mondo è quello di pregare».
Questo pontificato così intenso e straordinario nella sua incisività è pienamente comprensibile solo tenendo conto della dimensione interiore e contemplativa che l’ha animato e sostenuto. Per questo egli aveva gli occhi per "vedere l’invisibile". E per questo ha avuto la forza di restare sulla breccia fino all’ultimo.
La prima, fondamentale caratteristica di questo pontificato è stata quella religiosa. Qui sta il movente di tutta la sua opera, il motivo ispiratore di ogni sua iniziativa: tutti gli sforzi del Papa miravano a fare rientrare Dio in questo mondo. L’elemento qualificante è stata la fedeltà al Vangelo, che comporta amore a Cristo, Redentore dell’uomo, e amore all’uomo, redento da Cristo.
La fedeltà al Vangelo ha portato Giovanni Paolo II a difendere col vigore del lottatore i grandi valori umani e cristiani.


Difese tali valori con importanti encicliche e in numerosi interventi, facendo sentire la propria voce anche nelle conferenze internazionali. In tutti gli angoli della terra ha seminato ragioni di vita e di speranza, rivendicando la dignità di ogni uomo e di ogni donna, oltre che il rispetto della libertà e dei diritti umani.
Ha indicato a tutti la via della verità e dei valori morali come unica strada in grado di assicurare un avvenire più umano, più giusto, più pacifico. È stato in questa nostra epoca, nella quale egli lascia un segno incancellabile, il più valoroso tutore dei valori che danno senso alla vita e che fanno parte del patrimonio della civiltà cristiana. È stato un grande messaggero di pace e un instancabile operatore per una convivenza nell’armonia e nella collaborazione.
Si è collocato al centro della storia, raggiungendo umili e potenti, piccoli e grandi. Le sue parole venivano ascoltate con rispetto quando erano di conforto ma anche quando suonavano di monito.
La sua fede, la sua forza, il suo coraggio sono una testimonianza che oggi parla al cuore di ogni uomo e di ogni donna, perché la sua vita è stata sempre in sintonia col messaggio che annunciava.
Molti hanno attinto da questo Papa speranza e fiducia nella ricerca del senso della vita. Molti hanno appreso da lui la strada che li aiutasse a ritrovare la via che conduce a Dio. L’augurio è che il suo insegnamento e la sua testimonianza continuino ad illuminare il cammino della Chiesa e dell’umanità.
*cardinale, prefetto della Congregazione per i vescovi

di Giovanni Battista Re*

da Avvenire - Speciale su Papa Wojtyla