DIRITTO INTERNAZIONALE: CONVEGNO A CASTELGANDOLFO SUL “PRINCIPIO DI FRATERNITA’” PROMOSSO DAL MOVIMENTO DEI FOCOLARI
Il “principio di fraternità” può avere una propria traduzione giuridica? E’ la domanda che si è posto il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich e presente in decine di paesi del mondo, promuovendo a Castel Gandolfo un convegno internazionale sul tema “Relazionalità nel diritto: quale spazio per la fraternità?”, svoltosi presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo, la cittadina che è nota come “residenza estiva del Papa”, da venerdì 18 a domenica 20 novembre.
“Con queste tre giornate di lavori, - spiegano dal movimento dei Focolari - si intende aprire una ricerca con respiro internazionale, che indaghi su come il principio di fraternità possa avere una traduzione giuridica. Questa scelta si fonda sulla constatazione che ‘i principi di libertà e di uguaglianza’, tradotti nel piano giuridico, hanno rafforzato i diritti individuali, ma non sono sufficienti per assicurare la pacifica coesistenza delle comunità locali, nazionali e internazionale. Manca infatti la fraternità, il terzo elemento del noto trinomio, rimasta disattesa”.
Sono intervenuti docenti universitari, personalità della Magistratura, dell’Avvocatura e del Notariato di numerosi Paesi di tutti i continenti. “Comunione e diritto”, che promuove questo 1° Convegno internazionale, è composto da un gruppo internazionale di studiosi e operatori del diritto.
La fraternità linfa per rivitalizzare le relazioni e umanizzare la giustizia
L’impegno di 700 operatori della giustizia a conclusione del 1° Convegno internazionale sul Diritto promosso dal Movimento dei Focolari
La fraternità può diventare nuova linfa per rivitalizzare le relazioni e umanizzare la giustizia. Apre nuove prospettive anche a livello culturale.
E’ questo il dato più significativo e l’impegno emerso dalle 3 intense giornate di confronto tra circa 700 operatori del campo: magistrati, docenti universitari, avvocati e studenti convenuti a Castel Gandolfo da oltre 35 Paesi per interrogarsi sul tema: “Relazionalità nel diritto. Quale spazio per la fraternità?”.
“E’ una rete di rapporti, legati dalla fraternità che si è intessuta in questi giorni di incontro – ha rilevato in conclusione il dott. Gianni Caso, già giudice alla Suprema Corte di Cassazione e presidente di “Comunione e diritto” del Movimento dei Focolari che ha promosso il Convegno. Una rete che continuerà ad essere attiva anche a distanza con lo scambio di esperienze, riflessioni, elaborazioni culturali per lavorare ad una giustizia sempre più rispondente all’attuale esigenza di rinnovamento.
INTERVISTA – di Carla Cotignoli
Il prof. Fausto Goria, docente di Diritto romano all’Università di Torino:
D. - Una novità lanciata da questo Convegno o questo binomio ha alle spalle una storia antica da riscoprire?
R. - Nel Diritto romano la fraternità era il rapporto tra fratelli della stessa famiglia e su questo rapporto si è modellato il concetto di società particolare in cui si mettevano in comune i beni. Certo era un fenomeno ristretto a piccoli gruppi. Questo legame tra società e fraternità è rimasto per molto tempo. Nel Medioevo si rifaceva all’affratellamento, allo scopo di mettere insieme le forze economiche. Questo fenomeno ha avuto una lunga storia sino a che è stato riscoperto su altre basi con la triade: libertà, uguaglianza e fraternità, lanciato dalla rivoluzione francese.
D. - Ed ora la fraternità si sta riscoprendo su altre basi e in altra dimensione. In questi giorni se ne sono approfondite le implicazioni nel diritto penale e civile. Nel campo del diritto internazionale in cui si stanno aprendo tanti problemi con l’interdipendenza, la globalizzazione, quale apporto può dare la fraternità?
R. - Nel diritto internazionale si parla più di solidarietà che di fraternità. Il concetto di fraternità potrebbe dare un apporto importante qualora venisse inteso dai singoli popoli come l’esigenza di far propri i problemi, le difficoltà degli altri Paesi. Si potrebbe assistere a un completo cambiamento di prospettiva dei rapporti internazionali: dalla ricerca dell’utile per sé, alla ricerca dell’utile condiviso. Si stanno facendo passi avanti in questo senso.
D. - Il convegno è stato aperto da un messaggio di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari. Nelle sue parole, c’è una chiave che può illuminare il compito degli operatori del diritto, proprio nella direzione della fraternità?
R. – Certamente, ha detto una cosa importantissima: che nel piano di Dio – come lei che è carismatica, lo vede – il rapporto tra le persone è quello di essere un dono reciproco, ed è in questo rapporto di donazione reciproca che ognuno si realizza come persona. E questo vale anche per i gruppi, per gli Stati. Il fatto di tradurre in esperienza e poi in norma giuridica questo principio, credo che richiederà un certo numero di anni – ma potrà fornire una interessante e utile prospettiva di sviluppo.
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