Omelia del Cardinal Dionigi Tettamanzi
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Carissimi,
saluto ciascuno di voi dal profondo del mio cuore con l’affetto stesso del Signore Gesù.
Saluto in particolare Sua Eccellenza Mons. Luigi Stucchi, Decano e in una maniera del tutto singolare il vostro parroco don Ambrogio.
E poi saluto questa bella schiera di chierichetti e poi i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, gli adulti, le persone che vanno avanti negli anni, le autorità qui presenti.
Si, saluto tutti voi che vi trovate a celebrare l’Eucaristia in questo ambiente oratoriano così familiare, così bello, così simpatico. Noi vogliamo renderlo però un ambiente pieno di fede e ricco di amore verso il Signore proprio perché stiamo celebrando il momento più alto della nostra vita cristiana, di singoli e di comunità ecclesiale, un momento nel quale il Signore Gesù, ancora una volta, ci dice tutta la pienezza del suo amore per noi, per la nostra salvezza, per la nostra gioia vera e autentica.
In questo momento sento il bisogno di uscire da questa palestra per andare dove? Per andare in tutte le case della vostra comunità parrocchiale. Si, il Vescovo vuole entrare in tutte per portare la Benedizione del Signore, soprattutto in quelle case che sono segnate dalla prova, dalla fatica, dal disagio, dall’infermità, dalla malattia, dalla paura, dall’angoscia, forse anche dalla disperazione.
Si, in ogni casa scenda la Benedizione del Signore e su noi consolazione, speranza e coraggio per riprendere il cammino della nostra vita.
E dopo il saluto vi devo dire la mia gioia di essere finalmente arrivato nella comunità parrocchiale di Madonna in Campagna. Si, perché il Signore ha messo sulle mie spalle e nel mio cuore ben 1.108 parrocchie; queste sono parrocchie della nostra grande e bella Chiesa ambrosiana e il Vescovo è chiamato a visitarle tutte, ma lo può fare soltanto ad una ad una. Questa sera ho la gioia di incontrarmi con la vostra bella comunità parrocchiale.
Incontrarmi in una maniera viva, concreta, vera, personale. È per questo che sono contento di guardarvi negli occhi, non solo di guardarvi negli occhi: che Dio mi doni anche di guardarvi nel cuore, cioè di riuscire in qualche modo a scoprire i sentimenti più belli che avete dentro di voi, che in questa celebrazione eucaristica sono senz’altro sentimenti di fede, sentimenti di speranza e di fiducia nel Signore, sentimenti di amore per Lui e per i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Si, guardarvi negli occhi e guardarvi nel cuore. Ma anche potervi parlare, non tanto pronunciando le mie parole che sono come quelle di tutti, parole semplicemente umane, ma presentando a voi la Parola di Dio che tra poco insieme vorremo meditare dopo averla insieme ascoltata.
Ma soprattutto la mia gioia è che insieme a voi posso pregare e voi potete pregare con il Vescovo, con questa preghiera che è quella più importante e più decisiva nella vita della Chiesa che è appunto la celebrazione eucaristica.
Sono contento anche che prima di venire qui ho potuto visitare la chiesa parrocchiale, il Santuario di Madonna in Campagna: mi pareva di respirare una straordinaria aria, un’aria che viene da lontano, viene dal 1600 ed è giunta fino a noi. È l’aria della devozione, della fiducia, della preghiera, dell’amore che tantissime persone hanno nutrito e tuttora nutrono nei riguardi della Madonna. E quindi, è proprio sospinto da questa visita al vostro bellissimo Santuario che ora sono contento di essere insieme a voi e di pensare con voi alla vostra comunità parrocchiale.
Ho detto che sono contento di essere venuto, ma la domanda che mi faccio è:” Com’è questa benedetta comunità parrocchiale di Madonna in Campagna?”.
Ecco una qualche risposta me l’ha data don Ambrogio che mi ha mandato una lunga lettera e in questa lettera ha cominciato a farmi una, la chiama così lui, una fotografia pastorale della parrocchia. E dice che è una parrocchia giovane, perché iniziata nel 1941, giovane, ma anche piena di vita perché ha continuato a estendersi in numero di abitanti - mi parla di 6.000 abitanti, di 2.000 famiglie. Si, l’aumento in persone, ma anche in strutture, in realtà vive, in persone, iniziative. Quindi, da questo punto di vista non posso non ringraziare il Signore per tutto quello che in questi anni la parrocchia ha fatto nella sua crescita umana e soprattutto evangelica. E questo per merito, insieme, dei sacerdoti, delle religiose, dei fedeli laici, in particolare di quelli che in una maniera generosa hanno portato il loro contributo per la crescita di questa comunità.
E allora, io voglio dire a voi quello che abitualmente dico ai fedeli quando li incontro nelle loro comunità: non dimentichiamo mai che il Signore non vuole mettere una comunità parrocchiale tutta e sola sulle spalle del parroco, meglio, nel cuore del parroco. No, il disegno di Dio è molto più grande, molto più bello, è più entusiasmante e nello stesso tempo più coinvolgente. Perché Lui, il Signore, vuole che la comunità parrocchiale sia sulle spalle e nel cuore proprio di tutti, dal primo all’ultimo: anche le persone anziane, anche le persone ammalate e sofferenti, anche quelle che non possono venire in chiesa, se vivono davvero unite al Signore, sono persone vive e vivificanti dentro la comunità cristiana.
Ma il vostro parroco non si limita a presentarmi questa “fotografia pastorale” della vostra comunità, verso la fine mi parla degli “orizzonti aperti”, guarda in avanti. Guardando in avanti dice:” … la nostra comunità è impegnata nell’ascolto della Parola di Dio, è impegnata nel curare la Liturgia, è impegnata in particolare con l’oratorio, con l’oratorio domenicale perché questo è luogo semplice, ma importante di incontro, di accoglienza, di amicizia, di crescita insieme, genitori e figli” ma poi mi dice “ … ma forse c’è bisogno di qualche cosa di più, c’è bisogno di rinnovare il nostro slancio, di rinnovare il nostro entusiasmo. Siamo generosi, ma possiamo e dobbiamo essere ancora più generosi”. E lui, il parroco dice:” … forse potremmo stare più attenti a curare la relazione tra le persone”.
Curare la relazione tra le persone: io penso che questa indicazione che ha dato il parroco al Vescovo, il Vescovo è contento adesso di rimandarla a tutti voi, anche perché proprio questo è il messaggio e la Grazia che la chiesa ambrosiana oggi ci offre con la Festa della Sacra Famiglia. Si, le letture che abbiamo ascoltato ci dicono come dobbiamo coltivare questa relazione personale tra di noi, in particolare, brevemente, vorrei raccogliere tre suggerimenti semplici, ma importanti per la vita di tutti e di ciascuno di noi.
Primo suggerimento che ci viene dalle letture ascoltate è questo: la persona va onorata, ogni persona ha diritto di ricevere da noi l’onore che si merita. L’antico Libro del Siracide parla dei genitori e parlando dei figli dice loro: dovete onorare il padre e la madre. Noi potremmo continuare che anche i genitori devono altrettanto onorare i loro figli. È interessantissima questa parola usata dalla Sacra Scrittura, onorare. Poteva limitarsi a dire: ubbidire, oppure, aiutare. Difatti sul finale di questo brano dell’antico autore si parla della necessità di essere vicini ai propri genitori anche quando invecchiano, anche quando dovessero perdere la memoria o addirittura il senno. Si, onorare comporta l’obbedienza, comporta aiuto ma comporta qualcosa di più interessante. Onorare vuol dire riconoscere la dignità, la grandezza, il valore che ogni persona possiede. E tutto questo la persona lo possiede non perché essa stessa se lo dà ma perché lo riceve dal Signore, si, ogni essere umano è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Lo splendore infinito del volto di Dio veramente si riflette sulla luce che brilla sul volto di ogni essere umano. Mi pare di dire la cosa più semplice di questo mondo, è semplicissima ma guardate è sconvolgente. Se davvero noi fossimo capaci di rispettare ogni persona perché in ogni persona noi vediamo non soltanto la persona, la persona umana come ciascuno di noi lo è, ma vediamo la Presenza viva, reale di Dio, cambierebbero davvero i nostri rapporti, cambierebbe la vita di famiglia, cambierebbe la vita di una comunità cristiana, cambierebbe la vita della stessa società civile. Ecco la prima indicazione che ci viene: dobbiamo essere capaci di onorare ogni persona, onorare significa riconoscere il valore umano di ogni persona ma soprattutto riconoscere il valore divino che è presente in ogni persona.
C’è una seconda indicazione e questa ci viene dall’Apostolo Paolo che ci parla dell’amore. Si, ogni persona va onorata ma, soprattutto, ogni persona va amata. Qui usiamo un termine, una parola che circola continuamente ma che ha bisogno di essere intesa nella verità. Cosa vuol dire amare? Vuol dire tante cose ma in particolare l’Apostolo si sofferma su due cose che possono davvero coinvolgere il nostro impegno quotidiano. Dice che amare significa avere il coraggio e la sapienza e l’umiltà di perdonare a chi ci ha offeso. L’amore raggiunge per così dire il suo vertice con il perdono. Chi ama, chi ama veramente e pienamente è capace di perdonare. E chi fa l’esperienza del perdono si accorge immediatamente che proprio perdonando vince il proprio io, il proprio io egoistico e si trova riempito il cuore di una straordinaria libertà, in qualche modo si rinnova della sua dignità personale quando ama l’altro ed è pronto a perdonare le offese ricevute dall’altro. Anche perché, dice san Paolo, tutti noi siamo continuamente perdonati dall’Amore di Dio nostro Padre, siamo perdonati da Dio perché non dobbiamo perdonarci a vicenda? Pare di dire una cosa che interessa soltanto quelli che hanno la fede ma Giovanni Paolo II tante volte ha detto che il perdono è un elemento importante anche per la giustizia nella società, anche per la pace dentro il mondo. Il perdono non è semplicemente un sentimento emotivo che può nascere e crescere dentro di noi ma è un criterio, una forza che può portare al mondo, spesso così diviso e contrapposto e pieno di conflitti, può portare il bene della giustizia e il bene ancora più prezioso della pace. E, aggiunge ancora san Paolo, che l’amore, l’amore che esige il perdono, si caratterizza come comunione, allora non può non riferirsi a quella comunione piccola ma straordinaria che è la comunione dentro la coppia, marito e moglie, dentro la famiglia, genitori e figli. Allora nella festa della Sacra Famiglia dovremmo davvero chiedere a Gesù e a Maria e a Giuseppe questo dono: che le nostre coppie, nonostante le difficoltà, siano coppie unite e sappiano gustare, sia pur in mezzo alla prova e alla fatica, il dono e il bene della comunione. Così come dobbiamo chiedere che la famiglia nella sua completezza e, dunque, tra genitori e figli, figli e genitori, rifletta questo valore della comunione.
Se nelle nostre comunità cristiane e nella nostra società dovessero davvero crescere tante famiglie, Dio voglia tutte, nel valore della comunione davvero verrebbe cambiato il volto e della chiesa e della stessa società.
E infine l’ultima indicazione ci viene dal bellissimo brano del Santo Vangelo che ci presenta Gesù dodicenne che va al Tempio e poi sfugge, a un certo punto, al controllo del papà e della mamma. Allora i genitori, sofferenti e angosciati, vanno alla ricerca, finalmente lo trovano, lo trovano nel Tempio che stava predicando ai Dottori e ai Sacerdoti del Tempio e di fronte ai genitori che gli dicono:”Ma noi , dolenti, ti cercavamo” ecco risponde così:”Ma non sapevate che io devo stare nelle cose che interessano mio Padre?” come a dire che lui doveva seguire la sua vocazione, doveva seguire la sua missione, non doveva compiere i desideri e i disegni del padre e della madre. Anche qui troviamo un’indicazione davvero formidabile. Si, noi abbiamo i nostri desideri, abbiamo i nostri sogni, abbiamo i nostri disegni nella vita però ciò che conta, alla fin fine, è di rispondere a quel disegno, a quel desiderio, a quel sogno che corrispondono alla Volontà di Dio.
Ogni uomo va onorato, va amato e va aiutato a crescere secondo la sua vocazione e la sua missione. Allora mi rivolgo qui ai genitori, ai maestri, agli educatori, ai catechisti, a tutti coloro che, in qualche modo, possono aiutare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani a camminare nella vita, non pretendendo di realizzare chissà che cosa – e cioè, importa il progetto! - ma impegnandosi a realizzare quell’unico progetto che ci può rendere veramente felici che è il progetto di Dio. E se Dio dovesse chiamare qualcuno anche al sacerdozio, anche alla vita consacrata, nessuna paura, camminiamo su questa strada, su questa strada si incontra la gioia, quella vera, quella profonda, quella che non viene mai meno.
Concludo con un’ultima parola del Vangelo d’oggi, è un augurio che faccio ai bambini, in particolare a cominciare dai più piccoli ma anche a quelli che sono meno piccoli, è l’augurio che le parole che trovo scritte su questo brano di san Luca non rimangano su questo Libro, anche se è un Libro sacro, ma diventino vita della vita di questi nostri bambini e ragazzi:” E Gesù cresceva in sapienza, in età e Grazia davanti a Dio e davanti agli uomini”.
E, infine, don Ambrogio mi ha accolto dicendo:”Noi preghiamo la Madonna perché Lei abbia il cuore pieno di gioia” e io faccio lo stesso augurio, io prego, durante questa Eucaristia, perché la Madonna dia al cuore di ciascuno di voi la sua stessa gioia.
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Milano 30 gennaio 2006
Rev. e caro don Ambrogio,
ricordo con gratitudine il nostro recente incontro e di cuore rinnovo a te e ai tuoi fedeli il mio ringraziamento più vivo per la vostra cordiale accoglienza e per il generoso dono di carità
Abbiamo pregato insieme la Madonna perchè interceda per noi e per il nostro cammino di Chiesa. Impegniamoci ora a proseguire insieme in questo cammino che ci porta a Gesù e al suo vangelo di fraternità e di amore. Vi ricordo nella preghiera, vi auguro di cuore ogni bene nel Signore e su voi invoco la Sua Benedizione.
Grazie e auguri vivissimi
Dionigi card. Tettamanzi