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CULTURA CATTOLICA IN DIALOGO: MA C'E' CHI IL DIALOGO NON LO VUOLE. PURTROPPO ACCADE IN UNA UNIVERSITA' ITALIANA!
 
 

Nota dell’Azione Cattolica Italiana sull’annullamento della visita del Papa alla “Sapienza”, a firma del presidente nazionale, Luigi Alici

Il papa Benedetto XVI ha annullato la visita all’università di Roma La Sapienza. Comunque si considerino le resistenze opposte all’invito del Rettore da parte di un manipolo di docenti e studenti, il giudizio sull’episodio non può che essere lo stesso: incredibile e inquietante. Sotto il profilo del merito, il no all’incontro con il Papa è stato motivato dalle sue idee “conservatrici e reazionarie”: ammesso e non concesso che questo giudizio possa dirsi fondato, non si è mai sentito motivare in questo modo, da nessuna parte, un rifiuto a far mettere piede ad un collega in università! Non dovrebbe essere l’istituzione universitaria il luogo della ricerca libera, e persino spregiudicata, in cui questi giudizi sono elaborati e rimessi continuamente in discussione, anziché essere usati come armi improprie? Esiste forse qualcuno nel mondo universitario che possa ergersi a giudice insindacabile, autorizzato, in nome di un sapere chiuso e dogmatico, a dispensare attestati “progressisti” di ammissibilità?

 

Sotto il profilo del metodo, è certamente ancora più grave e incomprensibile motivare un divieto di accesso non per alcune affermazioni discutibili, ma in un certo senso “a prescindere”; come se un Papa che entra in università commettesse un abuso intollerabile, non per quello che potrebbe dire, ma per quello che rappresenta, un corpo estraneo dal quale l’istituzione si deve difendere.

Proviamo a dire le cose come stanno: negli ultimi anni si sono sedute sulle cattedre universitarie, con astuti corteggiamenti mediatici, le categorie più bizzarre di docenti impropri: cantanti, giocatori, comici, attori, giornalisti… Pur di strappare due colonne sulla stampa si sono dispensate lauree “honoris causa” a man bassa: oves et boves et pecora multa. Perché mai qualcuno ha paura di invitare Benedetto XVI, che è nello stesso tempo pastore della Chiesa universale, vescovo di Roma, suprema autorità religiosa a cui guardano con rispetto e attenzione i credenti di altre fedi e confessioni religiose, nonché Capo di uno Stato estero? Verrebbe proprio da dire: perché mai qualcuno vuole farsi del male, infilando un autogol dopo l’altro? Un’ultima considerazione potrebbe essere ancora più amara: negli ultimi anni il dibattito sulla natura e il senso della laicità in una società postsecolare ha conosciuto uno sviluppo straordinario, anche nel dialogo fra credenti e non credenti, arricchendosi di contributi di altissimo spessore.

 

Si ha la sensazione, tuttavia, che quanto più alto e qualificato è il profilo scientifico e culturale di questa ricerca comune, in spirito di reciproco riconoscimento, tanto più sul piano della vita pubblica s’inaspriscono le aggressioni ideologiche e le esasperazioni mediatiche, sempre pronte a sceneggiare (e in qualche caso ad allestire) il conflitto. Che di quest’irrigidimento siano però protagonisti gruppi di docenti e studenti universitari, riuscendo a tenere in ostaggio una mega-ateneo, francamente è proprio avvilente.

Nello stesso tempo, tuttavia, il mondo cattolico non deve cadere nella trappola del muro contro muro: la denuncia di episodi incredibili e inquietanti come questo deve sempre mantenere quel carattere mite (e forse anche un po’ ironico) che non consente mai di rinunciare a tessere insieme, pazientemente, la rete del rispetto, dell’ascolto reciproco, del dialogo critico e costruttivo.

 

L’Azione Cattolica Italiana, vicina come sempre con affetto filiale a papa Benedetto, vive quest’episodio come una dolorosa battuta d’arresto in un cammino che tuttavia non può interrompersi per colpa di una minoranza. Un cammino che intendiamo portare avanti con fermezza, denunciando ogni atto d’intolleranza che vorrebbe riportare indietro il paese, privandolo di quella cultura della convivenza civile e del bene comune alla quale, da sempre, i cattolici italiani hanno dato un contributo non proprio disprezzabile.

 

FUCI, “UN GRAVE ATTO DI INTOLLERANZA”

“Se la decisione della Santa Sede è pienamente comprensibile in considerazione dello stato di tensione vissuto nelle ultime ore dall’ateneo romano – proseguono - è tuttavia inaudito che le sterili proteste di un gruppo di faziosi contestatori impediscano al Papa, coraggioso testimone dei nostri tempi, di parlare all’università”. E’ quanto affermano i presidenti Nazionali della Fuci (Federazione universitari cattolici italiani), Silvia Sanchini e Tiziano Torresi. Per la Fuci, si tratta di “un grave ed illegittimo atto di intolleranza che macchia la coscienza profonda dell’università italiana”, perché “il chiasso e le posizioni ideologiche ed intellettualmente scorrette di pochi hanno pregiudicato l’ascolto e la riflessione di molti: ciò che è accaduto ci fa prendere sul serio lo stato preoccupante a cui è arrivata la nostra comunità accademica”. “C’è chi dice di combattere per difendere la laicità – concludono i presidenti - ma la laicità sta in un pluralismo che sa ascoltare le diverse posizioni e voci non nell’evitarle con le armi dell’ideologia o della violenza”. Daniela Biondo e Nicola Galizia Presidenti della FUCI di Roma aggiungono: “Eravamo pronti ad accogliere il Papa: con grande amarezza non ci resta che citare una eloquente frase di Orwell: se esiste la libertà è la libertà di poter dire ciò che gli altri non vogliono sentirsi dire. Chi ha protestato non lo ha imparato”.

 

 

OLIVERO (ACLI), “SEGNO DI UN DECLINO CULTURALE”

“Una vicenda sconcertante e avvilente. Un’altra brutta pagina del nostro Paese che farà il giro del mondo e ci farà vergognare”. Con queste parole il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, commenta le vicende di queste ore, che hanno portato all’annullamento della visita di Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma, prevista per giovedì prossimo. “Quanto accaduto – afferma Olivero – è mortificante innanzitutto per le istituzioni culturali del nostro Paese. Qualunque altra università, in qualunque altro Paese, sarebbe stata onorata di poter ospitare il Papa, di ascoltare l’intervento di una delle figure spirituali, morali e culturali più autorevoli del mondo”. “Essere costretti a rinunciare a questa opportunità – osserva – è il segno di un declino culturale ben più grave del tanto paventato declino economico”.

 

 

DE NATALE (CATTOLICA), “RISPONDERE CON LA FORZA DELLA RAGIONE”

“Dobbiamo rispondere con la forza della ragione a chi ha contestato senza ragione l’incontro, perché ci si sente mortificati non solo come cattolici, ma come cittadini, e ancora di più come docenti”. E’ il commento a caldo di Maria Luisa De Natale, prorettore dell’Università Cattolica di Milano, all’annullamento della visita del Papa alla “Sapienza”. “Non è ammissibile – spiega al Sir – che un gruppo di docenti impedisca ad altri di poter fruire di una lezione capace sicuramente di illuminare le menti e i cuori di chiunque”. De Natale parla esplicitamente di “una sconfitta della cultura democratica e della libertà di pensiero e di fede di ogni soggetto umano”, di “un sopruso che questo gruppo è riuscito ad imporre, e che si è tradotto in un vero e proprio gesto di violenza”. “Una cosa è la laicità, un’altra cosa è il laicismo becero”, ribadisce il prorettore della Cattolica, secondo cui “gran parte del fronte cosiddetto laico ha una sua sana identità, e non teme il confronto con la dimensione cattolica. Ed è stata proprio questa maggioranza laica – conclude De Natale – che ha sconfessato e isolato il gesto dei 67 docenti della Sapienza, come abbiamo potuto leggere dagli editoriali di molti dei principali quotidiani nazionali”.